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SCIENZA E PREVENZIONE / AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO 2026

Clima e lavoro: i rischi non sono uguali per tutti

Caldo, sole, aria inquinata ed eventi estremi colpiscono soprattutto lavori manuali, all’aperto e con minore controllo.

Lavoratori agricoli, edili, logistici e d’ufficio esposti in modo diverso a caldo, polveri e temporali

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Trentamila lavoratori, una fotografia europea

Il discussion paper pubblicato da EU-OSHA il 18 settembre 2026 combina una revisione rapida della letteratura con i dati OSH Pulse 2025. L’indagine ha raccolto 28.220 interviste telefoniche tra il 31 marzo e il 14 aprile 2025 nei 27 Paesi UE, in Islanda e Norvegia; la Svizzera ha usato un campione web separato.

È una fotografia trasversale basata su esposizioni e sintomi riferiti dai lavoratori, non su misure ambientali individuali. Consente confronti armonizzati tra gruppi, ma non dimostra che l’esposizione abbia causato il singolo esito sanitario.

Caldo e qualità dell’aria sono le esposizioni più comuni

Un lavoratore su tre riferisce almeno un rischio climatico. Il caldo estremo riguarda il 19,6% del campione, con valori dal 6,6% in Norvegia al 34% in Grecia; problemi di qualità dell’aria, come polveri, fumo o pollini, interessano il 19%. Seguono sole intenso al 12% ed eventi estremi al 9%.

Il 7% segnala nei dodici mesi precedenti disturbi collegati al caldo, tra cui vertigini, crampi, esaurimento o colpo di calore, e il 3% ustioni solari. Le domande non misurano intensità, durata o momento dell’esposizione.

Agricoltura e lavoro manuale concentrano il carico

Prima degli aggiustamenti statistici, agricoltura, silvicoltura e pesca mostrano le probabilità più alte per caldo (35,2%), sole (27,7%), aria sfavorevole (32,9%) ed eventi estremi (15,9%). Anche lavoratori all’aperto, agricoli e addetti manuali qualificati o non qualificati risultano più esposti rispetto a impiegati e ruoli amministrativi.

L’analisi intersezionale indica che tipo di occupazione e settore spiegano molta della disuguaglianza. Per la prevenzione questo suggerisce di partire da compiti, ambiente e margine di controllo sul lavoro, evitando di usare la sola caratteristica personale come sostituto dell’esposizione reale.

Lavoratori migranti: più esiti a esposizione simile

Dopo l’aggiustamento, i lavoratori migranti presentano probabilità maggiori di disturbi da caldo rispetto ai non migranti, 9,1% contro 6,7%, e di ustioni solari, 4,8% contro 3,1%. Le differenze di esposizione riferita sono invece modeste. Il rapporto interpreta il dato come possibile maggiore vulnerabilità a livelli simili di esposizione.

Accesso alle pause e alle protezioni, intensità del lavoro, acclimatazione e barriere linguistiche sono spiegazioni plausibili, non dimostrate dall’indagine. Inoltre, la probabilità stimata di ricevere formazione è più bassa tra migranti: 26,6% contro 29,7%.

Dalla consapevolezza alla protezione resta un divario

Nel campione europeo il 58% riferisce misure organizzative, come orari flessibili, pause aggiuntive o rotazione, e il 54% misure tecniche. Solo il 30% segnala formazione sui rischi climatici e il 25% consultazione dei lavoratori. Presenza dichiarata e reale efficacia delle misure non sono equivalenti.

Una revisione sistematica pubblicata l’11 settembre ha incluso 19 studi trasversali, circa 10.000 lavoratori soprattutto agricoli. L’84,2% degli studi riportava elevata consapevolezza della variabilità climatica e il 78,9% elevata percezione di vulnerabilità; in un quarto delle evidenze emergeva però un divario tra conoscenze e pratiche.

I dati italiani confermano un problema misurabile

Uno studio INAIL pubblicato nel 2025 ha applicato un modello di serie temporali ai dati assicurativi italiani 2014-2019. Stima 25.632 infortuni attribuibili al caldo, con intervallo di confidenza 95% da 22.353 a 28.862, pari a circa 4.272 casi l’anno; i costi assicurativi complessivi stimati superano 292 milioni di euro.

Sono stime di popolazione, non conteggi clinici individuali, e riguardano anni precedenti. Integrate con il rapporto europeo, sostengono valutazioni mirate per mansione, organizzazione, aria, sole ed eventi estremi. Il medico competente può contribuire con segnali sanitari aggregati e indicazioni preventive, senza trasformare età, origine o patologie in automatismi di idoneità.

Fonti e riferimenti

Fonti consultate il 11 ottobre 2026.

Contenuto redatto con assistenza di intelligenza artificiale sulla base delle fonti citate, senza attestazione di revisione clinica personale.

Articoli informativi basati sulle fonti indicate. Le informazioni non sostituiscono una valutazione clinica individuale o la verifica della normativa applicabile.

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